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ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA
GRUPPO "MASSIMILIANO DANESI"
Ponte a Moriano (LU)

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Conoscere i funghi

Lo studio di noi appassionati di funghi è rivolto all’approfondimento della micologia al fine di conoscere un numero sempre maggiore di specie fungine. Conoscere una specie vuol dire, innanzitutto, saper dargli un nome che la identifichi univocamente, quindi scientifico; tecnicamente vuol dire determinarla. L’operazione di determinazione delle specie è resa affascinante dai vari aspetti naturali della materia, quali il numero elevatissimo di entità diverse (più di centomila specie ad oggi conosciute) e la loro estrema variabilità che rende spesso il riconoscimento un’ardua sfida a cui un appassionato non sa rinunciare.
Per chi si affaccia per la prima volta al mondo della micologia, ciò che diviene subito di primaria importanza è l’osservazione di alcuni caratteri macroscopici che poi, una volta interpretati correttamente, contribuiranno tutti insieme alla determinazione della specie. Premesso che la giusta valutazione di tali caratteri è possibile solo a seguito di una buona esperienza sul campo, coadiuvata dallo studio della letteratura micologica, e dopo un gran numero di determinazioni errate, vediamo in sintesi cosa è possibile osservare di uno sporoforo.
Per approfondire l'argomento si consiglia un buon libro introduttivo alla micologia come Io sto con i Funghi.

CAPPELLO:

Nei funghi intesi come di forma “classica”, cioè con cappello e gambo ben definiti, il cappello è ciò che si nota per primo, specialmente il suo colore e le sue dimensioni che tendono a distrarci e spesso ad ingannarci sull’identità della specie essendo questi caratteri molto variabili.
Tra i caratteri del cappello che potrebbero risultare importanti c’è poi la forma che può essere conica, convessa, emisferica, piatta, imbutiforme, irregolare, ecc… Importante può essere anche la natura della superficie pileica che può presentarsi ad esempio liscia, viscida, vellutata, pelosa, fibrillosa, ruvida o squamosa, e anche il bordo del cappello può mostrare striature più o meno allungate oppure essere intero, frastagliato, ecc… Infine dobbiamo valutare la presenza o meno dell’umbone, ed eventualmente le sua forma, cioè della particolare sporgenza al centro del cappello che è caratteristica di molte specie.
Ci sono poi molte specie con cappello molto particolare, come ad esempio negli ascomiceti, oppure nelle quali il cappello non è ben definito o non è presente affatto come accade in molte specie lignicole o nei gasteromiceti.

IMENOFORO:

L’imenoforo è la parte dello sporoforo dove maturano le spore. Nei funghi con cappello e gambo, l’imenoforo si trova in genere sotto il cappello, mentre in altre specie può trovarsi sulla superficie superiore, racchiuso all’interno dello sporoforo o altro ancora, potendo così assumere diverse conformazioni. In particolare può presentarsi a lamelle, a tubuli e pori, ad aculei, oppure liscio come accade in molti ascomiceti e in molti lignicoli, oppure essere parte della carne interna dello sporoforo come accade nei gasteromiceti.
Dell’imenoforo si dovrà poi osservare il colore che sarà influenzato dal colore delle spore; questo varia con la maturazione dello sporoforo, specialmente in molti funghi a lamelle ma non solo. Un altro carattere dell’imenoforo è il modo in cui questo è congiunto con il gambo, laddove quest’ultimo è presente; l’imenoforo può infatti essere decorrente sul gambo, adnato (cioè collegato direttamente in orizzontale formando un angolo col gambo), distante, ecc…

GAMBO:

Come il cappello, anche il gambo può mancare e ciò accade in molte specie fungine. Quando è presente, può essere importante osservarne il colore, la forma (cilindrica, clavata, obesa, attenuata in basso o in alto, ecc…), la natura della superficie (liscia, più o meno decorata da bande di colore, reticolata, scagliosa, ecc…) e infine la forma della base. Quest’ultimo carattere è spesso determinante essendo peculiare di molte specie; la base può essere bulbosa con bulbo arrotondato o marginato, allargata, radicante, con volva o con sezione uguale al resto del gambo.

CARNE:

Come delle altri parti dello sporoforo, anche della carne verrà innanzitutto valutato il colore che, in alcune specie, ha la caratteristica di mutare a seguito dell’esposizione all’aria. Il cambiamento di colore della carne viene tecnicamente chiamato viraggio ed è dovuto a particolari sostanze in essa contenute che si ossidano a contatto con l’ossigeno; ecco che allora noteremo un viraggio più o meno intenso e più o meno veloce (secondi o minuti) dopo aver eseguito la sezione e il colore originale della carne dovrà quindi essere valutato tempestivamente dopo il taglio.
Della carne dovranno poi essere valutati altri caratteri come odore, sapore e consistenza. Per l’odore basterà annusare la carne e, nei casi in cui questo è molto leggero, è consigliabile racchiudere una parte di sporoforo in un contenitore oppure incartarla per permetterne la concentrazione e poi valutarlo al meglio dopo un po’ di tempo. Per il sapore è invece necessario assaggiarne una piccola parte senza deglutirla. In alcune specie, come ad esempio nel genere Russula, il sapore può essere determinante. L’assaggio, opportunamente eseguito, non comporta problemi nemmeno in caso di specie velenose, ma lo si sconsiglia comunque ai meno esperti per evitare di assaggiare specie per le quali il sapore non è importante al fine del riconoscimento e risparmiare così sgradevoli sapori in bocca.

DECORAZIONI E VELI:

Molte specie presentano decorazioni sulle superfici più o meno visibili come ad esempio fibrille, reticoli, squame, ecc… Spesso le decorazioni sono date da residui del velo che può essere di due tipi: generale (o universale) e parziale. Una specie può essere sprovvista di veli, può possederne uno solo dei due o può possederli entrambi e questo è un carattere costante della specie e quindi molto importante; ciò che può variare è la visibilità del velo che può essere influenzata dallo stadio di sviluppo e dalle condizioni climatiche. Non è poi da trascurare la manipolazione del carpoforo che deve sempre essere fatta il meno possibile e con cura per non asportare il velo che, in certi casi, anziché resistente, può essere di consistenza farinosa, fioccoso, glutinoso o intrinsecamente fugace. Il velo generale è il velo che avvolge completamente lo sporoforo nei primi stadi di sviluppo. Quando lo sporoforo cresce, il velo generale si lacera e può lasciare traccia di sé in tre punti diversi; in particolare può rimanere una volva alla base del gambo, possono rimanere delle verruche (o placche) sulla superficie del cappello o, più raramente, può rimanere una particolare struttura che inguaina il gambo come una calza fino ad una certa altezza, chiamata armilla; questa da forma al cosiddetto anello di origine inferiore. Della volva è ad esempio importante la forma che può essere a sacco, napiforme, aderente al bulbo, chiusa o aperta sul gambo, inguainante ecc…
Il velo parziale è il velo che, nei primi stadi di sviluppo, congiunge il bordo del cappello con la parte alta del gambo. Come accade per il velo generale, anche questo si lacera quando lo sporoforo cresce. In certe specie, il velo parziale è costituito da una fitta rete di filamenti, tale da presentarsi come una ragnatela, come accade ad esempio nel genere Cortinarius ma non solo; in questi casi viene usato il nome di cortina. Anche il velo parziale, dopo lacerazione, lascia traccia di sé sullo sporoforo; questa è visibile soprattutto nella zona apicale del gambo dove dà forma al cosiddetto anello di origine superiore, che può essere ampio e membranoso, striato, doppio, frastagliato, supero, infero, fugace, ecc…

DIMENSIONI E PORTAMENTO:

Le dimensioni e il portamento dei singoli sporofori sono in generale caratteri piuttosto variabili all’interno della stessa specie e quindi poco determinanti. Essi possono comunque assumere una certa importanza se valutati in media su un grande numero di raccolte e nei casi in cui, sulla base delle nostre conoscenze, sono abbastanza costanti. Ci sono così specie che conosciamo con un portamento esile, altre tozzo e così via.

HABITAT:

L’osservazione dell’habitat di crescita può aiutare notevolmente l’identificazione della raccolta, permettendo di restringere il numero di specie possibili in fase di determinazione. Ci sono infatti specie che sono legate obbligatoriamente e certe essenze arboree o erbacee; ad esempio il larice vanta di un gran numero di specie fungine che con esso vivono in simbiosi e che non sono rinvenibili in altri ambienti e così accade per altre piante come pioppo, cipresso, abete bianco e rosso, ecc… Può anche risultare importante l’areale di crescita in quanto ci sono specie che nascono solo in zona alpina o solo in zona mediterranea. Ovviamente l’habitat deve essere preso in considerazione con la giusta elasticità in quanto accade frequentemente di raccogliere esemplari nati in ambienti non contemplati nelle descrizioni della specie a cui appartengono.

La combinazione di tutti i caratteri sopra accennati, e di molti altri ancora non citati per motivi di sintesi, quando opportunamente valutati, porta all’identificazione (determinazione) della specie sotto studio. Ovviamente non sempre tale osservazione risulta sufficiente alla determinazione e spesso dobbiamo ricorrere all’analisi dei caratteri microscopici che sono altrettanto numerosi e difficili da interpretare.
Può anche accadere che dopo tutte le osservazioni possibili e dopo la consultazione di un bel po’ di testi, non riusciamo a determinare con certezza la specie. In questi casi è possibile aver raccolto una specie non ancora scoperta oppure, più semplicemente e con più alta probabilità, aver raccolto esemplari con caratteri non tipici, tali da averci ingannato; come ultima considerazione non resta allora che dichiarare persa la sfida con la Natura, ma solo momentaneamente in quanto è possibile venire a capo della determinazione in un secondo momento, dopo aver visionato altre raccolte o a seguito di studi più approfonditi.

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